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Modica è una delle Città dichiarate
Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO

Scopri come raggiungere la location 2009!

Mòdica, il cui nome originerebbe dal fenicio Mùtika (albergo, dimora), o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile), è situata 15 km a sud del capoluogo di provincia, ed il suo territorio urbano si sviluppa su un esteso altopiano solcato da profondi canyon (detti localmente "cave"). Panoramica di ModicaLa città sorge sulla confluenza di due fiumi a carattere torrentizio che dividono l'altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud. I due fiumi, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro (ormai asciutti e coperti nel tratto urbano), si uniscono a formare il Modicano, il cui alveo è stato coperto nei primi del Novecento divenendo l'odierno Corso Umberto I, asse principale della città. Il Modicano aveva dignità di fiume perenne, fino ai primi decenni del Novecento, in quanto alimentato da sorgenti permanenti, fra cui la più cospicua quella della Fontana Grande, la quale con le sue acque permetteva che fra il Cinquecento e l'Ottocento, lungo le rive del fiume Mothukanus, come lo chiamò il geografo greco Tolomeo nel II sec. d.C., sorgessero nel tratto modicano del fiume ben 20 mulini ad acqua! Poi vennero i mulini industriali, e l'acqua delle sorgenti fu incanalata nella Il Castello dei Contirete idrica cittadina. Dal Settecento alla fine dell'Ottocento, la presenza lungo gli argini dei torrenti di 17 ponti, che consentivano il transito di uomini, animali e carri da un lato all'altro, fecero si che in una delle prime edizioni della Enciclopedia Treccani, Modica fosse definita la città più caratteristica d'Italia dopo Venezia, riportando l'impressione che la città aveva suscitato all'abate Paolo Balsamo da Palermo, nel 1808. Il nucleo urbanistico più antico è situato sulla collina (il cui promontorio è sormontato dai resti del Castello medievale) che separa i due torrenti, e sui versanti da essi creati. Il Comune di Modica gode di un vastissimo territorio comunale sviluppato in senso longitudinale, che partendo dalle pendici dei Monti Iblei, con un'altezza sul livello del mare compresa fra i 500 ed i 550 metri, nei pressi dei comuni montani di Giarratana, Monterosso Almo e Palazzolo Acreide, degrada lentamente fino alla costa Il Duomo di San Pietroche si affaccia sul Canale di Sicilia, con le sue due frazioni marinare di Maganuco e Marina di Modica. Il punto più alto del centro urbano, con i suoi 449 metri s.l.m., corrisponde al campanile della Chiesa di San Giovanni Ev. a Modica Alta, mentre la sede comunale, a Modica Bassa, si trova a 296 m. di altezza s.l.m. (tratto da Wikipedia)

L'antica Contea di Modica ebbe nell'isola, a metà del secondo millennio, un'indiscussa potenza politica ed economica ed esercitò un potere così vasto per cui la cittadina era considerata un uno Stato nello Stato, "regnum in regno".

Il Sovrano non contava, il Conte sì. E batteva anche moneta e teneva Gran Corte Criminale, per cui era padrone assoluto dei suoi sudditi. Ma i Conti di Modica furono, in genere, illuminati e capaci, soprattutto quelli a metà del millennio. Ed è da questo passato illustre che numerose iniziative traggono linfa per inserirsi in modo convincente nel futuro.

Fino a metà del secolo scorso, appariva una città particolare che qualcuno paragonò a Venezia: Uno dei Santoni del Duomo di San Pietroposta nella vallata dove confluivano due torrenti, per superare il corso d'acqua che l'attraversava era ricca di ponti e ponticelli, successivamente coperti, che univano le zone della parte bassa.

La città in figura di "melagrana spaccata", felice immagine che Gesualdo Bufalino ha coniato per Modica, si arrampica sui costoni e raggiunge il vertice del castello. Oltre il maniero, la parte alta della città, le grande distese di terreni per cui la Contea andava fiera della sua agricoltura, in quelle vaste aree dove un geometrico disegno di muretti a secco, frutto di di un processo di divisione delle proprietà nato tra il XV e XVI secolo costituisce, unitamente ai grandi alberi di carrubo, uno degli aspetti più affascinanti del territorio.

La Contea, che nel 1996 ha celebrato i suoi settecento anni (fu fondata il 23 Marzo 1296 e assegnata a Manfredi I Chiaramonte), estendeva ii suo potere su vaste zone dell'isola, spingendosi fino ad Alcamo, Caccamo e Calatafimi, ossia un quarto del territorio siciliano.

Panoramica NotturnaCon radici che si perdono nei tempi (siculi, greci, romani, bizantini, arabi), la città toccò il suo apice nell'età normanna e nei secoli seguenti fu appannaggio dei Mosca, dei Chiaramonte, dei Cabrera, degli Henriquez e degli Alvarez. Ultimo "sovrano di Modica" fu una donna: la contessa Maria Teresa Sylva Y Mendoza (che aveva sposato il marchese Alvarez di Villafranca).

Un'altra donna aveva portato Modica al massimo splendore: la contessa Vittoria Colonna "che anticipò, quasi quattro secoli fa, le aspirazioni sociali della sua popolazione, distribuendo le terre incolte frazionando il feudo e attuando serenamente quella rivoluzione sociale liberando de facto i servi della gleba".

E questo intenso sapore di barocco e di ricchezza Modica offre anche oggi, regalando splendidi panorami, tesori d'arte che trovano la loro maggiore espressione nella chiese, in fastosi palazzi a adornatissimi portali, fioriti sulle macerie del grande terremoto del 1693 che distrusse gran parte della Sicilia orientale e che infierì particolarmente su Modica: la ricostruzione edilizia Panoramica Notturna del Duomo di San Giorgioavvenne subito con grande e generoso impegno. Agli inizi dell'800 la Contea perde il suo rango e il suo titolo passa al Regno delle Due Sicilie.

Del suo passato, però, Modica conserva l'orgoglio, i monumenti, la cultura, i nomi prestigiosi dei suoi figli, di ieri di oggi: da Tommaso Campailla a Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura. (tratto da www.conteadimodica.com/cultura/storia)

Altro richiamo, per restare alla gola, è quello del cioccolato di Modica e quello di Alicante (e non so se di altri paesi spagnoli): un cioccolato fondente di due tipi – alla vaniglia, alla cannella – da mangiare in tocchi o da sciogliere in tazza: di inarrivabile sapore, sicché a chi lo gusta sembra di essere arrivato all’archetipo, all’assoluto, e che il cioccolato altrove prodotto – sia pure il più celebrato – ne sia l’adulterazione, la corruzione. La Contea di Modica - Leonardo Sciascia, Giuseppe Leone (1983)

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